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mercoledì 31 agosto 2011

Ma la violenza non è mai educativa

Sul Corriere di oggi Fulvio Scaparro scrive: "ma la violenza non è mai educativa; resto dell'opinione che sberle e botte siano umilianti per chi le riceve e anche per chi le dà. So bene quanto sia impopolare la proposta di vietare per legge le punizioni corporali in ambito familiare (..). Quando ho chiesto di adeguardci alla legislazione di molti Paesi europei e di sanzionare per legge le punizioni corporali sui bambini ad opera dei loro genitori ho ricevuto non poche proteste vibrate, per usare un eufemismo (..). Non è facile far passare l'idea che le scorciatoie educative umilianti e violente non hanno nulla a che fare con l'educazione (..) ma un segnale simbolicamente forte bisognerà pur darlo", si tratterebbe di un provvedimento legislativo "in linea con la Convenzione Onu sui Diritti dell'Infanzia".
E, io aggiungerei, anche con il parere e gli obiettivi di molto autorevoli studiosi ed operatori.
Lo spunto nasce dall'arresto di un italiano a Stoccolma, che in pubblico ha ritenuto "normale" schiaffeggiare il figlio, ed è stato prontamente arrestato. Può anche darsi sia stato un errore per eccesso (un'esagerazione), ma non vedo per quale partito preso dovrebbe essere così. 
Ne è certo il sito de Ilgiornale.it, che sentenzia che il peccato commesso sia di sicuro solo uno "scapaccione". Fra i commenti dei lettori ho trovato questi: 
Una vena razzistica attraversa entrambi, ma mentre il primo si esprime decisamente contro ogni violenza, il SECONDO chiarisce bene che il maschio di razza:
1. in Svezia ci deve andare "per le svedesi",  non certo per imparare qualcosa (sottinteso "scoparsele", mica per scambi culturali).
2. ma se a casa sua la Svezia intende applicare delle leggi così svergognatamente anti-maschio di razza-padre/padrone, sarebbe bene che la nostra Italietta prendesse le adeguate misure del caso. E insomma! a tutto c'è un limite.

mercoledì 27 luglio 2011

Uno dopo l’altro i centri antiviolenza chiudono nell’indifferenza di istituzioni e media

Ministra Mara Carfagna, risponda
che fine hanno fatto il Piano Nazionale contro la violenza di genere e soprattutto i 18 milioni di euro di stanziamento che il Ministero delle Pari Opportunità doveva redistribuire sul territorio nazionale?
Come ampiamente previsto lo scorso novembre dall’Associazione D.i.re (Donne in rete contro la violenza), uno dopo l’altro i centri antiviolenza italiani chiudono i battenti, soffocati dai debiti non solo per i tagli scellerati, ma anche per il mancato conferimento di finanziamenti già stanziati.
Violenza domestica, stupri e altri delitti di genere sono in continuo aumento in tutta Europa, tanto che il Parlamento Europeo ha dato chiare direttive agli Stati Membri di sostenere le Ong antiviolenza attive sul territorio.
Lungi dal potenziare alcunché, il Governo e gli Enti locali italiani rispondono con il sistematico smantellamento del sistema già insufficiente dei servizi sociali.
Tra non molto le donne che subiscono violenza, e quelle che per anni hanno subito maltrattamenti, violenze psicologiche, economiche e vessazioni, non avranno nessun sostegno, né psicologico né legale, nessuna possibilità di recupero in un Paese che non ritiene necessaria l’esistenza dei centri antiviolenza. Un Paese in cui, con cadenza cronometrica, la violenza di genere causa l’assassinio di almeno una donna ogni 3 giorni.